B2 - Danze Popolari
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Ai sensi dell'articolo 4, comma 2 bis, della legge regionale n. 17 del 25 giugno 2013, come modificata dalla legge regionale n. 36/2021, la Regione Puglia, in attuazione degli articoli 9 e 117 della Costituzione, nonché della Convenzione UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale del 2003, concorre ad individuare e documenta e cataloga il patrimonio culturale immateriale e le pratiche tradizionali. Il patrimonio culturale immateriale, come indicato all’articolo 2 della Convenzione UNESCO, si manifesta nei seguenti settori: a) tradizioni ed espressioni orali, fiabe e favole, incluso il linguaggio in quanto veicolo del patrimonio culturale immateriale; b) arti dello spettacolo; c) consuetudini sociali, riti ed eventi festivi; d) saperi e pratiche sulla natura e l’universo; e) artigianato tradizionale. Con la deliberazione della Giunta regionale n. 510/2025, la Regione Puglia ha approvato le linee guida per l'istituzione e il popolamento dell'Inventario regionale del patrimonio culturale immateriale della Puglia. L'Inventario ha funzione di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale immateriale pugliese ed è finalizzato alla diffusione della sua conoscenza. In attuazione delle linee guida, con la determinazione n. 16/2026 della dirigente della Sezione Tutela e valorizzazione dei patrimoni culturali, sono state istituite varie sottosezioni dell'Inventario, tra cui la sottosezione "danze popolari". Le danze popolari pugliesi costituiscono un complesso sistema di espressioni coreutico-musicali di tradizione orale, storicamente legate al mondo contadino e ai suoi cicli di lavoro (mietitura, vendemmia, raccolta del tabacco, per esempio), alle feste religiose del calendario liturgico e, nel caso della pizzica-tarantata, a un rituale terapeutico-catartico di origine antica connesso al morso, reale o simbolico, della taranta. La Pizzica pizzica è una danza di coppia a carattere ludico-corteggiativo, eseguita in un cerchio (la "ronda"), caratterizzata da un ritmo binario serrato scandito dal tamburello, da passi saltellati e da un gioco scenico di corteggiamento o provocazione tra i due danzatori, che si muovono senza mai toccarsi, comunicando attraverso lo sguardo, la postura e il fazzoletto tenuto in mano. Se la pizzica de core è quella legata al corteggiamento e alla provocazione ludica tra uomo e donna, la pizzica scherma è invece una variante specifica, ballata di solito tra due uomini, che mimano un duello al coltello usando le dita o le mani. La Pizzica-tarantata condivide con la Pizzica pizzica l'impianto ritmico-musicale ma se ne distingue per la funzione: veniva tradizionalmente eseguita nell'ambito del rituale domestico di guarigione destinato alle donne (le "tarantate") che manifestavano i sintomi del tarantismo, come terapia musicale in grado di favorire la catarsi e l'esorcizzazione del malessere attraverso il movimento del corpo. Nel caso specifico della pizzica-tarantata a fine terapeutico, il rituale poteva articolarsi in sessioni ripetute nell'arco di più giorni, generalmente in coincidenza con la ricorrenza di San Paolo (29 giugno) a Galatina, luogo eletto della devozione legata al tarantismo. La Tarantella del Gargano presenta un impianto ritmico e coreutico proprio, distinto da quello salentino, con figure di danza di coppia e di gruppo, spesso eseguite in occasione di feste patronali e di eventi conviviali, e un repertorio musicale caratterizzato dall'uso di organetto, tamburello e voce. La Quadriglia è una danza di gruppo a carattere figurato, eseguita da un numero pari di coppie disposte secondo schemi geometrici, con una sequenza di figure guidate a voce da un "comandante" o capofila; è diffusa sia in area salentina sia garganica, con varianti locali nelle figure e nella musica di accompagnamento. Sebbene le modalità esecutive varino a seconda del contesto (festivo, rituale o conviviale), è possibile individuare la seguente struttura ricorrente: apertura, ovvero formazione della "ronda" o del cerchio di suonatori e astanti; avvio del tamburello con il ritmo di base; invito e ingresso in pista: un danzatore o una coppia entra al centro del cerchio, spesso su invito o disponibilità reciproca; sviluppo coreutico: susseguirsi delle figure di danza (corteggiamento e scherma nella pizzica; figure geometriche nella quadriglia), con progressivo innalzamento dell'intensità ritmica; cambio e avvicendamento: la coppia in pista lascia il posto a un'altra, in un flusso continuo che può protrarsi per ore, specie nei contesti festivi notturni; chiusura: rallentamento progressivo del ritmo o esaurimento naturale del ciclo esecutivo, talvolta segnato da un canto conclusivo o da un saluto rivolto ai musicisti. Alle Danze Popolari sono associate delle figure con ruoli specifici: suonatori tradizionali (tamburellisti, organettisti, chitarristi battenti), spesso appartenenti a famiglie con una lunga continuità di trasmissione del sapere musicale; maestri di ballo e portatori di tradizione, custodi delle figure coreutiche originarie e spesso impegnati in attività di trasmissione informale o didattica presso associazioni e scuole di ballo popolare; danzatrici e danzatori tradizionali, in particolare figure femminili di riferimento nella memoria orale della pizzica-tarantata, storicamente centrale nel rituale terapeutico; comandanti di quadriglia, figure che guidano vocalmente la sequenza delle figure coreutiche di gruppo; comunità locale e pubblico partecipante, che nel contesto tradizionale non è mero spettatore ma parte attiva della ronda. Le Danze Popolari sono, inoltre, accompagnate da oggetti e simboli quali: il tamburello, spesso decorato e tramandato all'interno delle famiglie di suonatori; l'organetto diatonico e la chitarra battente, strumenti caratteristici dell'accompagnamento musicale; il fazzoletto, elemento scenico utilizzato nella pizzica come simbolo del gioco di corteggiamento tra i danzatori; i colori rosso e giallo, tradizionalmente associati al tarantismo e alla simbologia della taranta; il ragno/taranta, figura simbolica centrale nell'immaginario del tarantismo, da cui la danza trae la propria funzione catartica. Riferimenti bibliografici: Ernesto de Martino, La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud, Milano, Il Saggiatore, 1961. Diego Carpitella, Musica e tradizione orale, Palermo, Flaccovio, 1973. Gianfranco Salvatore, Guida alla musica popolare in Italia. 2 - Danze, Lucca, LIM, 2007. Maurizio Agamennone (a cura di), Musiche tradizionali del Salento, Squilibri, Roma, 2003. Giovanni Pizza, Tarantismo odierno. Antropologia medica e ricerca storica, Perugia, Argo, 2015. Sergio Torsello, La pizzica e i pizzicati. Sguardi antropologici sul revival del tarantismo, Roma, CISU, 2007. Regione Puglia, Atti e materiali relativi ai progetti regionali di censimento e valorizzazione del patrimonio culturale immateriale pugliese. Fondazione La Notte della Taranta, archivio storico e materiali di documentazione delle edizioni della rassegna.
MEPI - (LE) La Notte delle Ronde e della Danza Scherma nella Festa di San Rocco a Torrepaduli (La Notte di San Rocco a Torrepaduli)
La Notte di San Rocco di Torrepaduli, che si svolge annualmente tra il 15 e il 16 agosto nell’omonima frazione di Ruffano, rappresenta una delle più autentiche manifestazioni del Salento. Migliaia di pellegrini, devoti e turisti partecipano ai festeggiamenti dedicati al Santo, caratterizzati da celebrazioni liturgiche, luminarie, spettacoli pirotecnici e pratiche devozionali profondamente radicate nella comunità locale. Nel cuore della notte prende vita uno degli elementi più identitari: la danza-scherma, conosciuta anche come danza dei coltelli o pizzica scherma, poiché eseguita al ritmo della tradizionale pizzica pizzica salentina. Essa si svolge nello spazio antistante il Santuario, dove si formano spontaneamente numerose ronde: cerchi di musicisti all’interno dei quali gli sfidanti si confrontano in un rituale dalle forti valenze simboliche. Le ronde si susseguono senza interruzione fino all’alba, trasformando lo spazio in un grande teatro a cielo aperto; per questo motivo, la Notte di San Rocco è considerata la madre delle notti bianche salentine. Più che una danza nel senso tradizionale del termine, si tratta di una sorta di duello teatralizzato in cui i contendenti, senza l’utilizzo di armi, simulano attacchi, schivate e contrattacchi attraverso una gestualità codificata ed espressiva. Il coltello è evocato simbolicamente dall’indice e dal medio della mano, protesi verso l’avversario. Questo rituale è custodito da famiglie depositarie che ne hanno conservato nel tempo gesti, regole e significati. La trasmissione avviene attraverso l’osservazione diretta, la partecipazione e l’insegnamento informale tra generazioni. Sviluppatasi nel contesto della Festa di S. Rocco, la danza rappresenta il frutto di un lungo percorso di incontro e convivenza culturale; protagoniste della sua continuità sono, infatti, sia famiglie autoctone sia famiglie Rom, che nel tempo hanno elaborato proprie modalità interpretative della medesima tradizione. Quella di San Rocco non è una notte come tutte le altre, ma un appuntamento molto sentito che richiama gente da tutto il Capo di Leuca. Da ogni paese partono gruppi di persone per la notte dei tamburelli e della scherma, in cui si esibiscono esperti danzatori e dilettanti ballerini: una festa aggregante e sempre attuale. Il fenomeno della scherma legato al ritmo della pizzica pizzica salentina rende unica questa danza che si esegue in onore del Santo. Quella di San Rocco è una delle poche feste in cui elementi pagani ed elementi cristiani finiscono col fondersi e convivere l’uno nel rispetto dell’altro. E’ per questa ragione che la festa trova tanto consenso e partecipazione.
MEPI - (LE) La pizzica-pizzica: sistema culturale ludico, musicale e coreutico del Salento
La pizzica-pizzica del Salento costituisce una pratica espressiva di tradizione orale fondata sull’interazione tra musica, danza, ritmo e relazione sociale, configurandosi come sistema culturale ludico, musicale e coreutico trasmesso prevalentemente attraverso oralità, osservazione, partecipazione diretta e apprendimento situato (Carpitella 1961; Agamennone 2005). La pratica comprende repertori vocali e strumentali, tecniche esecutive, modalità coreutiche, saperi incorporati e forme di interazione condivisa, mantenendo una forte dimensione relazionale e partecipativa. La pratica si manifesta oggi in ronde spontanee, occasioni conviviali, feste patronali, spazi pubblici, laboratori di pratica e trasmissione di danza e tamburo a cornice, workshop, festival, integrando repertori musicali, improvvisazione regolata e costante interazione tra musicisti e danzatori (Tarantino, Santoro 2019; Santoro, Torsello 2002). Sul piano musicale, la pizzica è riconoscibile per la ritmica affidata al tamburello, con combinazione di “botta” (sulla pelle) e “li rami” (sonorità dei sonagli), in relazione con la voce e altri strumenti (come violino e organetto) entro strutture iterative e microvarianti capaci di sostenere la danza (Agamennone 2005). Oggi la varietà musicale e coreutica è trasmessa da comunità locali, musicisti, danzatori, scuole, gruppi di riproposta, praticanti informali e soggetti impegnati nella documentazione e salvaguardia del patrimonio e ha raggiunto una diffusione sovraregionale e anche internazionale (Prato 2025). (Agamennone; Carpitella 1959-1960).


