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Non si possiede il chronicon che attesti con certezza la data di fondazione del duomo corradiano di Molfetta, a causa della dispersione totale della documentazione custodita nell'archivio episcopale avvenuta con il sacco francese del 1529. Altresì si rintracciano diverse menzioni sui diversi status quo della fabbrica e dell'annesso palazzo vescovile: nel 1185, nel testamento di tal Griso di Sifando, conservato a Cava de'Tirreni; e in alcuni atti testamentari, lasciti o devoluzioni di beni, vergati nel 1236, 1256, 1270, 1285, dai quali risulta che in data avanzata l'edificio non doveva essere stato ancora portato a termine. Per quanto concerne quest'ultimo regesto di date, tuttavia si dovette trattare piuttosto di lavori di rifinitura giacché, a quanto si desume dal fondamentale atto del 1185, già in quell'anno si poteva prevedere un completamento della fabbrica in tempi ragionevoli. Alcune somme lasciate in testamento erano destinate all'acquisto di arredi liturgici, ossia un calice e un turibolo per il servizio ordinario dell'altare maggiore. L'origine della costruzione del duomo sarebbe da porre in relazione con la morte di San Corrado (1105-1126 o 1127), duca di Baviera, patrono della città e della diocesi, ritiratosi in eremitaggio in un vicino insediamento rupestre a Modugno; tale momento coinciderebbe col periodo di maggior fortuna e floridezza della civitas di Molfetta, corrispondente appunto alla seconda metà del XII secolo. Sono ipotesi sostanzialmente avvalorate dalla disamina strutturale dell'edificio ecclesiastico, che già il Bertaux aveva datato a cavallo tra la fine del XII e i primi decenni del XIII secolo. La fabbrica corradiana inizia ad evolversi a partire dalla seconda metà del XII secolo secondo l'icnografia a cupole centrali assiali e semibotti sulle navatelle, schema largamente impiegato già a partire dall'XI secolo per diverse chiese monastiche benedettine, Ognissanti di Cuti in agro di Valenzano in primis, e qui traslato su scala monumentale. In maniera analoga ad altre fabbriche ecclesiastiche bassomedievali costruite secondo questo schema, la costruzione procedette per blocchi in successione, costituiti da una cupola con le relative campate laterali voltate a semibotte gravanti sulle debite pareti d'ambito, iniziando dall'area presbiterale, in particolar modo dalle absidi, e procedendo in progress verso la facciata con una netta cesura tra la prima cupola e le due successive. A questo punto dei lavori, difficilmente databile con precisione, ma con tutta probabilità corrispondenti agli anni della crisi seguita alla successione dinastica normanno-sveva, si dovette verificare un ictus procedurale dei lavori, ripresi forse a distanza di anni, se non di decenni, con variazioni nel progetto originario motivate forse anche da ragioni pratiche ma soprattutto da un cambiamento del gusto e dall'apertura dei magistri pugliesi verso esperienze esterne di matrice sincretica tanto orientale - bizantina e musulmana - che occidentale - normanna e crociata. Anche il progressivo miglioramento delle tecniche ingegneristiche permise l'evoluzione e la sperimentazione di inedite modalità di imposta cupolare: tale ammodernamento si riscontra se si confrontano la cupola del transetto, la cui ghiera circolare è impostata direttamente sui pennacchi come a Ognissanti, con quella centrale raccordata alle pareti della campata d'ambito mediante profonde trombe dalle ghiere evidenziate e potenziate in corrispondenza della chiave di volta a guisa di arco moresco. Alla luce di tale melange stilistico è possibile affermare che il duomo corradiano rappresenta la fusione di un duplice schema architettonico, figlio dell'unione delle più diffuse e peculiari icnografie del panorama romanico-pugliese: quello a cupole assiali con semibotti laterali dissimulate nell'estradosso da tiburi ottagonali coperti da tettucci a piramide, costruiti mediante l'utilizzo euritmico di chiancarelle calcaree, che nei medesimi anni era stato ripreso nella chiesa della Trinità, oggi San Francesco d'Assisi, a Trani. L'ulteriore schema è costituito dall'impianto basilicale con cripta 'a sala', il cui perimetro rettangolare combacia perfettamente con quello superiore relativo al transetto, leggermente post-posto nel suo aggetto rispetto al corpus del lato lungo. Gli altri elementi tout court sono rappresentati dalle absidi intradossate e dalle torri posticce su modello nicolaiano, icnografia di riferimento ed emulazione per le diverse cattedrali del nordbarese. Sul finire del Trecento il cantiere dovette riaprirsi per rispondere a nuove esigenze devozionali e funerarie, queste ultime in seno alla classe più abbiente. A partire da questo momento le pareti di contenimento del duomo vennero sfondate per permettere l'innesto di debiti varchi che consentivano l'accesso ai dispositivi cappelari aggiunti, impostati ai lati dei profili longitudinali preesistenti: queste cappelle denunciano stilemi gotico-napoletani, permeati in Puglia con la dominazione angioina. Le quattro cappelle - dedicate a Santa Maria ad Nives e a San Michele Arcangelo sul lato meridionale, a Santa Caterina e a San Giuliano sull'opposto lato settentrionale - furono realizzate tra il 1400 e il 1460 circa. Pur figurando come piccoli edifici autonomi giustapposti all'edificio principale, edificati in conci di pietra ben squadrati, con coperture e decori differenti sia all'esterno sia all'interno, vennero di fatto a costituire degli ampliamenti delle navate dell'edificio maggiore. Nel 1785, in concomitanza con l'espansione della città oltre il perimetro murario che lambiva l'insula di Sant'Andrea, il duomo bassomedievale, troppo angusto e fuori mano rispetto al quartiere moderno, venne sostituito dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta, impostata nella chiesa che avrebbe dovuto ospitare l'ordine gesuita. Insieme alla chiesa cattedrale venne trasferito anche il palazzo episcopale, annesso al nuovo edificio tardo-barocco.
Notizie storico-critiche:
- Non si possiede il chronicon che attesti con certezza la data di fondazione del duomo corradiano di Molfetta. Si rintracciano tuttavia diverse menzioni sulle diverse fasi di costruzione della fabbrica e dell'annesso palazzo vescovile: nel 1185, nel testamento di tal Griso di Sifando, conservato a Cava de'Tirreni, e in alcuni atti testamentari, lasciti o devoluzioni di beni, vergati nel 1236, 1256, 1270, 1285, dai quali risulta che in data avanzata l'edificio non doveva essere stato ancora portato a termine. Per quanto concerne quest'ultimo regesto di date, tuttavia si dovette trattare piuttosto di lavori di rifinitura giacchè, a quanto si desume dal fondamentale atto del 1185, già in quell'anno si poteva prevedere un completamento della fabbrica in tempi ragionevoli.
Definizione Ambito Culturale:
- Maestranze pugliesi
- Salvemini A., Storia di Molfetta (rist. anast. Napoli, 1878), ,1998
- Belli D'Elia P., Puglia romanica : EDIPUGLIA, 2003
- Chiese di Puglia il fenomeno delle chiese a cupola, ,1988
- Venditti A., Architettura a cupola in Puglia. Le chiese di S. Francesco a Trani, di S. Corrado e di S. Maria a Molfetta, e gli Ospedali di S. Giovanni E SS. Filippo e Giacomo a Molfetta, Napoli Nobilissima,1968
Scheda
- BABIU000886
Tipologia del bene
Tipo: Chiesa
Funzione:
- Sacra/religiosa/culto
Condizione Giuridica
Proprietà Ente religioso cattolico
-
Tipo: Soprintendenze ambito architettura-belle arti-paesaggio
Ente: Sop. Belle Arti BA-BAT-FG
Ruolo: Tutela
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elemento contenuto in - Complesso Topografico
Periodo:
- Età contemporanea (XIX-XXI secolo)
- Età moderna (XVI -XVIII secolo)
- Basso Medioevo (XI-XV secolo)
Motivazione:
- Analisi stilistica
- Bibliografia
- Toponomastica
Cronologia specifica:
Dal: XII d.C. Al: XXI d.C.
- Restaurato
Tipo Fruibilità: Edificio di culto
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