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L'impianto urbanistico di Gravina di Puglia è difficilmente inquadrabile entro le consuete topografie circolari, poligonali o a spina pesce, in quanto si presenta come un eterogeneo complesso costituito da diversi rioni, frutto degli avvicendamenti antropici che ne hanno determinato la formazione. I cosiddetti rioni di Gravina non si configurano soltanto come quartieri comunemente delineati da strade e abitati architettonici ma, specie nel compartimento cronologico della lunga fase medievale, si manifestano come ramificati sistemi rupestri definiti da grotte reimpiegate come abitazioni, la cui caveosità, generata dal topico carsismo delle gravine, consentiva ai paesani un rustico ma protetto rifugio contro eventuali incursioni esterne. La città è posta al confine tra due regioni: la Puglia e la Basilicata. Per la sua posizione strategica sin dall'antichità si manifesta come punto nodale di collegamento fra i municipia lambiti dall'Adriatico e i centri interni della Lucania. L'ulteriore rilevanza geografica della città è dovuta alla sua collocazione all'interno del sistema viario dei tratturi, in particolar modo di quello regio Castellaneta-Melfi che congiunge l'area ionica al Vulture e, procedendo ad ovest, anche alla Campania. Tale arteria extraurbana d'età moderna, una larga strada erbosa riservata allo spostamento delle greggi tra i pascoli, ricalca il preesistente tracciato viario romano della Via Appia. L'orografia dell'agro gravinese, abbondantemente percorso da corsi d'acqua, ha incentivato l'antropizzazione sin da tempi remoti. I primitivi insediamenti riconducono all'età del ferro: a questo periodo risale un esteso villaggio posto sulla collina di Botromagno, non lontano dal centro abitato contemporaneo. In concomitanza con la progressiva ellenizzazione della Puglia, tra l'VIII e il IV secolo a.C., anche nell'area dove oggi sorge la città s'intensificano le relazioni con il mondo greco. I toponimi ellenofoni Sidis (Σίδις), Sìlbion (Σιλβìον), Sidìon rimandano alla colonizzazione peuceta del territorio. Già coi Peuceti conia moneta propria: ne è prova la vasta sezione numismatica custodita presso il Museo della Fondazione Pomarici-Santomasi. Con la romanizzazione della Peucezia e la conseguente latinizzazione il toponimo è traslitterato in Silvium. Conquistata dai romani nel 305 a.C., diventa municipium, caratterizzato dalla fiorente varietas nelle cultivar e da consolidati rapporti commerciali grazie alla sua collocazione lungo la via Appia. In coincidenza con le calate barbariche viene distrutta dai Vandali capeggiati da Genserico, nel 455. A partire da questo nefasto momento della storia civica i gravinesi si rifugiano negli anfratti caveosi, generati dall'escavazione carsica, che costeggiano il torrente Gravina, avviando in tal modo il topico ciclo storico della civiltà rupestre, comune alla vicina città lucana di Matera. Dalla tardo-antichità i superstiti del sacco vandalo iniziano a vivere nelle grotte tufacee disposte capillarmente lungo il torrente: in località Petra Magna nascono i rioni Piaggio e Fondovito. L'evoluzione urbanistica della città raggiunge l'apice nella costituzione dei quartieri medievali e rinascimentali. Dopo il terribile massacro inflitto dai musulmani nel 999, subisce la prima infeudazione d'imprinting bassomedievale in seno ai normanni, nel 1069. Un nuovo impulso sia commerciale che architettonico fregia la città di nuove costruzioni ab imis fundamentis, tra le quali spicca la basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta, sede di un neonato ufficio episcopale. Nel 1133 Gravina passa sotto Ruggero II, che la cede in feudo a Bonifacio d'Aleramo. Federico II, ritenendola eccellente stazione venatoria, commissiona all'architetto Fuccio di progettare un castello per la caccia all'interno di un contesto boschivo, un vero e proprio parco per l'uccellagione. L'imperatore amava la città in quanto l'orografia e la biodiversità del suo vasto agro, indiscutibile attrattiva per le diverse specie aviarie, gli ricordavano Palermo dove il piccolo Federico visse la sua infanzia tra regi loca solaciorum e parchi edenici d'ispirazione islamica. I campi intorno a Gravina, non casualmente vicini alla sedes altamurana e alla sua personalissima cattedrale palatina, diventano insieme al castello un grande giardino di delizie, spazio gradito alle attività del nogotium imperialis, figlie del fine sincretismo normanno-muslim. Con gli Svevi la città viene elevata alla dignità di sede della Curia Generale di Puglia e Basilicata. Il motto riportato sul civico gonfalone risale all'epoca federiciana: esso riporta l'iscrizione <
- Ciancio A., Silbion. Una città tra Greci e Indigeni. La documentazione archeologica dal territorio di Gravina in puglia dall'ottavo al quinto secolo a.C. : Levante Editore, 1997
- Andriani R., Gravina - Botromagno : la necropoli di Accurso : scavi 1972 : Adda Editore, 2007
- Wilkins J.B., Botromagno : excavation and survey at Gravina in Puglia, 1979-1985, , Accordia specialist studies on Italy 9, : Accordia Research Institute, 2000
- Abdy R., Small C. a cura di, Excavation in the roman cemetery at Vagnari, in the territory of Gravina in Puglia, 2002, Papers of the British School at Rome, LXXV, : , 2007
Scheda
- BABIP000030
Condizione Giuridica
Proprietà mista
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Tipo: Ente MiBAC
Ente: Segr. Reg. BBCC Puglia
Ruolo: Tutela e valorizzazione
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Tipo: Soprintendenze ambito archeologico
Ente: Sop. Archeologia Puglia
Ruolo: tutela e valorizzazione
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Tipo: Soprintendenze ambito architettura-belle arti-paesaggio
Ente: Sop. Belle Arti BA-BAT-FG
Ruolo: tutela e valorizzazione
Periodo:
- Basso Medioevo (XI-XV secolo)
- Alto Medioevo (VII-X secolo)
- Età tardoantica (IV -VI sec. d.C.)
- Età romana (generico)
- Età Ellenistica (IV-I sec. a.C.)
- Età Classica (V-IV sec. a.C.)
- Età Arcaica (VII-VI sec. a.C.)
- Età del Ferro (generico)
Cronologia specifica:
Motivazione:
- Analisi della stratigrafia
- Analisi delle strutture
- Analisi tipologica
- Bibliografia
Criterio di perimetrazione: Ingombro
Tipo Fruibilità: Aperto al pubblico