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A circa m 100 a nord dell’imbocco del porto di Gallipoli è stato individuato un relitto, segnalato in precedenza da Luciano Musca. Il giacimento di mortaria è stato rinvenuto su un fondale profondo da 5 a 7 m, caratterizzato da grandi banchi rocciosi fagliati, che spiccano dal fondo per un’altezza di m 2-3. Il materiale del carico si presenta concrezionato all’interno delle fenditure della roccia, in ammassi allungati e “ramificati” che seguono il disegno delle fessurazioni. La lingua maggiore si estende, con un orientamento di 120/130°E, per circa m 5.5 di lunghezza e una larghezza che varia da m 0,70 a m 2,40. Nell’ammasso concrezionato si distinguono per lo più mortai, bacini e poche anfore in frammenti. Nel 1994 la dott.ssa R. Auriemma del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, aveva censito come pertinente a un relitto, non ubicabile, il blocco concrezionato di mortaria e due esemplari integri presenti nel Museo di Gallipoli. Quest’ingente concrezione di mortaria e bacini conservato nel Museo di Gallipoli dove vi sono, separati da questo, anche due esemplari di mortaria, uno integro e l’altro ricostruibile, sono sicuramente riferibile al giacimento individuato nelle acque del porto. Ben poco si sapeva di questo interessante carico, se non che il recupero - sicuramente con reti a strascico - era avvenuto nelle acque di Gallipoli. Gli esemplari del relitto gallipolino sembrerebbero far riferimento alle tipologie Hartley 1 e 2, prodotte in Italia nei primi secoli dell’Impero e coincidenti con i tipi del carico del Cap Dramont D (Dramont D1 e D2). Sui resti, sia in situ sia in quelli conservati al Museo di Gallipoli, non si riscontra la presenza di bolli. È possibile proporre per i resti gallipolini un ambito cronologico analogo agli esemplari di Cap Dramont D, ovvero nei decenni centrali del I secolo d.C.; questi due relitti, insieme forse a quello di Ventotene II, sono tra le più antiche attestazioni del trasporto di mortaria e gli unici a presentare l’associazione delle due tipologie. La cronologia sembra confermata dalle anfore che viaggiavano insieme al lotto di mortai, di tipo Dressel 2-4 (come anche nel relitto francese di Cap Dramont D, in quello pontino di Ventotene II ed in quello croato di Palagruza B) e Dressel 21-22. Riguardo alla rotta che seguiva l'imbarcazione si sa che le produzioni centroitaliche seguivano principalmente due direttrici che, partendo da Roma, si dirigevano verso N-O e S-E. In particolare, si può ipotizzare che la nave di Gallipoli provenisse da area centro-italica, costeggiasse la Sicilia e fosse diretta con molta probabilità verso la Grecia o le coste orientali del Mediterraneo. Questo è, insieme a quello di Ventotene II (informazione di T. Gambin) l’unico altro relitto con mortaria italici nelle acque territoriali. Altri relitti di mortaria sono quelli di Ben Afeli, sulla costa spagnola; di Herne Bay, sulla costa meridionale dell’Inghilterra; di Palagruza B, in Croazia; del Grand Bassin C, sulle coste francesi; di Mellieha, a Malta; de La Balise de Rabiou; di Cala Culip; delle Trincere, a Tarquinia. I materiali recuperati sono in parte presso il Dipartimento Beni Culturali dell'Università del Salento, in parte al museo comunale di Gallipoli; altri ancora sono in situ.
- Auriemma R., Salentum a salo. Forma Maris Antiqui. Volume secondo, , II, : Congedo Editore, 2004
Scheda
- LEBIS001572
Tipologia del bene
Tipo: Relitto
Funzione:
- Produttiva/lavorazione/artigianale
- Navigazione
Condizione Giuridica
Proprietà Stato
-
Tipo: Università statale
Ente: Università del Salento
Ruolo: Ricognizione
-
Tipo: Soprintendenze ambito archeologico
Ente: Sop. Archeologia Puglia
Ruolo: Tutela
Periodo:
- Età romano imperiale (I-III sec. d.C.)
Motivazione:
- Analisi dei materiali
- Materiali
- Prospezioni
- Asportato in seguito a rinvenimento casuale
- Asportato in seguito a ricognizione
- Conservato parzialmente
Criterio di perimetrazione: Ricognizione ad opera dell'Università del Salento (2005)