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Insediamento rupestre, localizzato a sud-ovest di Mottola, lungo i due spalti di una gravina di limitata estensione, in contrada Casalrotto. Nell’area dell’insediamento rupestre nel XVIII secolo è stata edificata, ad opera dell’importante famiglia dei Caracciolo (duchi di Martina,) la Masseria di Casalrotto, tuttora esistente. L’insediamento rupestre di Casalrotto è uno dei pochi su cui si possiede una documentazione storica relativamente cospicua ed è anche l’unico in Puglia ad essere stato sistematicamente indagato tramite scavi archeologici, condotti nel 1972-74 e nel 1979 -82 dalle Università di Firenze e Lecce. Le prime notizie storiche certe su Casalrotto sono riportate da una “charta donationis” del 5 maggio 1081, con la quale il normanno Riccardo Senescalco, signore di Mottola e Castellaneta, con l’assenso di Giovanni vescovo di Mottola, donava al monastero benedettino cluniacense della SS. Trinità di Cava dei Tirreni i monasteri di Sant’Angelo, Santa Caterina e San Vito ubicati nel territorio di Mottola, ed inoltre concedeva tre villani di Mottola con le loro terre per servire il monastero di Sant’Angelo. Il villaggio rupestre si sviluppa con ogni probabilità intorno a questo monastero, che molto probabilmente è da identificarsi con il complesso di grotte intercomunicanti situate nei pressi della chiesa di Sant’Angelo. Casalrotto raggiunge la sua massima estensione nel XII secolo grazie ad una serie di donazioni e di acquisti che si susseguono anche nel XIII secolo, per cui assume sempre più le caratteristiche del casale, e non solo rupestre. E’ probabile, infatti, che già in questo periodo il monastero venisse spostato in una struttura sub divo, che potrebbe coincidere col perimetro della attuale masseria settecentesca; è possibile che la chiesa sub divo dedicata a Sant’Angelo, nota dalle fonti, coincida con quella che attualmente è la cappella della masseria. In una visita canonica nel 1618 si accenna infatti ad una “chiesa maggiore” non rupestre, dedicata appunto all’Arcangelo, posta presso un cimitero di “grande devozione”; la necropoli indagata dall’Università di Lecce è ubicata per l’appunto nei pressi della attuale chiesa della masseria, in prossimità dell’aia. Tra il 1155 ed il 1165, il priore Campo fece costruire ancora un’altra chiesa sub divo, che venne dedicata a Santa Maria e consacrata dal vescovo Riccardo di Mottola. Le tracce della chiesa di Santa Maria possono essere rappresentate dal tratto di muro, lungo sei metri, posto presso una cripta dello spalto ovest che presenta le tracce di affreschi sacri. La vita dell’insediamento durò con alterne fortune fino al XIV secolo, periodo nel quale il monastero risulta abbandonato; infine, agli inizi del XVII secolo, i monaci di Cava vendettero il territorio di Casalrotto al Marchese di Mottola Marco Antonio Caracciolo, il quale nel 1653 cedette a sua volta Casalrotto e l’intero feudo mottolese a Francesco II Caracciolo, duca di Martina. L’attuale masseria fu costruita dai Caracciolo nel ‘700, al servizio del vasto latifondo da essi posseduto nella zona. L’area dell’insediamento rupestre si estende per circa 6 ettari e mezzo ed è composta da unità abitative a schiera, caratterizzate dalla presenza di uno spazio aperto posto dinanzi l’ingresso, racchiuso da muretti a secco o da recinzioni ricavate a risparmio dallo scavo del banco roccioso. Tali cortili, interpretabili come orti e/o recinti per gli animali sono spesso comunicanti con recinti più ampi, comuni a più unità abitative. Gli spazi esterni sono completati da una serie di strutture di servizio, quali cisterne, abbeveratoi, sedili e scale scavate nella roccia. L’organizzazione di parte del villaggio sembra rispondere ad un certa logica “progettuale”, condizionata dalla diversa morfologia dei due spalti della gravina. In particolare, il settore di abitato nei pressi della chiesa di Sant’Angelo presenta le caratteristiche tipiche dell’habitat rupestre spontaneo, mentre il resto del casale sembra essere stato concepito in un’ottica urbana più moderna, tipica degli insediamenti abitativi tradizionali. Lo spalto occidentale della gravina, caratterizzato da ripiani più larghi e concavi ricchi di terreno vegetale, risulta meno densamente popolato e più utilizzato per gli ortali. Il settore del villaggio ivi dislocato occupa circa 12.500 mq ed è formato da 46 abitazioni rupestri. Nella parte centrale dello spalto sono localizzati gli ambienti più ampi e capienti ed i giardini/orti di maggiore estensione. Lungo lo spalto orientale della gravina, più convesso e poco terrazzato, si concentra la maggior parte delle abitazioni; vi sono state censite 50 grotte diffuse in meno di 10.000 mq. Su entrambi gli spalti le abitazioni sono distribuite per lo più su tre livelli. A sud del ponte che oltrepassa la gravina, oltre ad alcune abitazioni isolate, si trova il complesso di grotte interpretabile come il monastero. Nell’area dell’insediamento vi sono tre chiese rupestri, Sant’Angelo, San Cesario e Sant’Apollinare; al villaggio, anche se distanti, vengono associate anche le cripte di Santa Margherita e di San Nicola.
Notizie storico-critiche:
- Nel 1616 i monaci Cavensi vendettero il territorio di Casalrotto al Marchese di Mottola Marco Antonio Caracciolo, il quale nel 1653 cedette a sua volta Casalrotto e l’intero feudo mottolese a Francesco II Caracciolo, duca di Martina.
- Da un documento dell’archivio di Cava, apprendiamo che nel 1350 il Casale è di nuovo abitato e vi è quindi la riconferma degli antichi diritti signorili e dei poteri giurisdizionali dell’abate e del priore. La ripresa durò circa un decennio, ma già nel 1361 un frate della SS. Trinità di Trani – incaricato dal monastero di Cava di compilare un inventario di beni mobili ed immobili – annotava la presenza di soli due monaci. Il monastero era stato abbandonato ed il casale era di nuovo desolato, divenendo così un bene improduttivo mentre il patrimonio fondiario veniva usurpato dalle signorie vicine
- Nel 1346 un diploma di Roberto Principe di Taranto illustra una leggera ripresa del casale, in quanto risulta che il priore di Casalrotto esercita il suo dominio anche su alcune chiese presenti nel territorio di Taranto, di proprietà dell’abbazia di Cava (S. Maria di Guaranci, S. Teodoro, S. Lorenzo) e sulla chiesa rupestre di S. Cesario.
- In una lettera, databile al 1304, del Giustiziere di Terra d’Otranto a Carlo d’Angiò si legge che le guerre di successione tra le fazioni angioine e le forti imposizioni fiscali avevano costretto gli abitanti di Csalrotto ad abbandonare il casale Nello stesso periodo un documento del priore Pietro di S. Angelo afferma che nei territori del monastero vi erano ancora circa 30 famiglie.
- Tra il 1155 ed il 1165, il priore Campo fece costruire ancora un’altra chiesa sub divo, che venne dedicata a Santa Maria e consacrata dal vescovo Riccardo di Mottola.
- Le prime notizie storiche certe su Casalrotto sono riportate da una “charta donationis” del 5 maggio 1081, con la quale il normanno Riccardo Senescalco, signore di Mottola e Castellaneta, figlio di Drogone d’Altavilla e nipote di Roberto il Guiscardo, con l’assenso del vescovo di Mottola Giovanni donava al monastero benedettino cluniacense della SS. Trinità di Cava dei Tirreni i monasteri di Sant’Angelo, Santa Caterina e San Vito ubicati nel territorio di Mottola, ed inoltre concedeva tre villani di Mottola con le loro terre per servire il monastero di Sant’Angelo.
Definizione Ambito Culturale:
- Dato non disponibile
- Caprara R., Società ed economia nei villaggi rupestri. La vita quotidiana nelle gravine dell'arco Jonico Tarentino, ,2001
- Fonseca C.D., Casalrotto I. La storia - Gli scavi, ,1989
- Maglio, S. N., Mottola – Le Grotte di Dio, (pubblicazione a cura del Comune di Mottola – Assessorato alla cultura), Mottola – Le Grotte di Dio, (pubblicazione a cura del Comune di Mottola – Assessorato alla cultura), , Mottola: , 2000
Scheda
- TABIS000130
Tipologia del bene
Tipo: Insediamento rupestre
Funzione:
- Abitativa/residenziale
- Produttiva/lavorazione/artigianale
- Funeraria
- Sacra/religiosa/culto
Condizione Giuridica
Dato non disponibile
-
Tipo: Soprintendenze ambito archeologico
Ente: SABAP-LE (Archeologia)
Ruolo: Tutela
-
Tipo: Soprintendenze ambito architettura-belle arti-paesaggio
Ente: SABAP-LE (Archite-BA-Pae)
Ruolo: Tutela
Periodo:
- Basso Medioevo (XI-XV secolo)
- Età moderna (XVI -XVIII secolo)
Motivazione:
- Bibliografia
Cronologia specifica:
Dal: fine XI sec. d.C. Al: primi del XIV sec. d.C.
- Conservato parzialmente
Criterio di perimetrazione: Il bene è stato posizionato sulla base dell'ortofoto e delle indicazioni bibliografiche
Tipo Fruibilità: Aperto al pubblico