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La cattedrale di Otranto, intitolata a Santa Maria Annunciata, si erge sul declivio di una collina che in età basso medievale era situata ai margini dell'abitato, di fronte al mare, su un luogo già occupato da precedenti edifici di culto. La data di fondazione è ignota, ma certamente è di poco successiva alla conquista normanna della città (1070); una lunga tradizione vuole che sia stata fondata nel 1080. Un documento perduto, riportato dal Cav. Luigi Maggiulli nel suo "Ricordi di Otranto" (1893), testimonia l'avvenuta consacrazione nel 1088 dell'altare maggiore della cattedrale. Per quanto il documento sia discusso, la data del 1088 testimonia il completamento di una prima fase di esecuzione del complesso edificio di culto, cui pertiene certamente la realizzazione della cripta con i suoi pregevolissimi capitelli e probabilmente la prima veste della chiesa superiore, che doveva figurare come una basilica orientata divisa in tre navate da due file di arcate su pilastri e vasto transetto ad aula unica concluso da tre absidi. Una seconda fase di lavori, avviata abbastanza presto, consistette nella soprelevazione delle navate e nella modifica strutturale del transetto, tripartito da due archi trasversi che distinsero nettamente l'area del coro dalle ali laterali. I pilastri della navata furono sostituiti da due filari di cinque colonne coronate da capitelli marmorei, accostabili nelle scelte tipologiche e formali ai capitelli delle altre cattedrali romaniche pugliesi di recente edificazione. Tre di questi capitelli furono reimpiegati, mentre tutti gli altri furono eseguiti appositamente per la nuova cattedrale, e tra questi solo uno non è caratterizzato dal decoro vegetale ma mostra figure umane: quattro uomini a torso nudo, aggettanti dagli spigoli, sollevano le braccia aggrappandosi con le mani alternativamente a un anello, alle corna di un bue o a quelle di un ariete. La nuova chiesa superiore fu completata dalla posa in opera dello straordinario pavimento musivo, eseguito dal monaco Pantaleone su committenza dell'arcivescovo Gionata tra il 1163 e il 1165, come attesta l'epigrafe collocata alla base dell'immenso mosaico, a pochi passi dalla porta principale dell'edificio. Le pareti della chiesa e della cripta furono inoltre occupate, tra XIII e XIV secolo, da affreschi isolati, riconducibili alla peculiare tradizione pittorica locale che mescola con disinvoltura eredità iconografiche e stilistiche di tipo bizantino alle eleganze cortesi di marca latina. Una nuova stagione di lavori all'interno della cattedrale fu avviata in età rinascimentale, grazie ai restauri dell'arcivescovo Serafino da Squillace, cui si deve la ricostruzione delle mura perimetrali dell'edificio (che avevano subito significativi danni durante e dopo il terribile attacco dei Turchi nel 1480) e l'esecuzione del pregevole rosone tardogotico sulla facciata. Alla volontà dello stesso Serafino vanno ricondotti anche i lavori di rifacimento del portale principale (distrutto e sostituito da quello barocco) e del portale laterale della fiancata nord, di gusto veneto, opera dello scultore Niccolò Ferrando, autore anche del sepolcro del vescovo († 1514) murato in controfacciata. Le trasformazioni più radicali del complesso della cattedrale si datano in età barocca. Fu l'arcivescovo teatino Francesco Maria de Aste (1690-1719) a commissionare i lavori di rifacimento e ampliamento dell'aula superiore, con la soprelevazione massima dell'arco trionfale e la posa in opera di un sontuoso soffitto a lacunari intagliati e dorati tuttora in opera. Le absidiole furono abbattute per far posto a due cappelle, la Cappella dei Martiri, a destra, e la cappella del Sacramento a sinistra. Dipinti e stucchi sulle pareti (purtroppo rimossi dai restauri ottocenteschi e novecenteschi), cancellate in ferro battuto e altari marmorei nelle cappelle, controsoffitti in legno dipinto nelle navatelle completarono la raffinata opera di ammodernamento della cattedrale, senza snaturarne la natura e il volto medievale, che restano evidentissimi soprattutto nel pavimento musivo, singolare testimonianza dell'eccellente capacità di sincretismo culturale - in particolare del rimescolamento di elementi letterari, iconografici, decorativi e stilistici orientali e occidentali - peculiare della Puglia.
Notizie storico-critiche:
- Nel 1088 viene consacrato l'altare maggiore "ad honorem Dei et Beatissime Dei genitricis et semper Virginis Mariae". La notizia è riportata da Maggiulli ma il documento è controverso.
Definizione Ambito Culturale:
- Dato non disponibile
- Belli D'Elia P., Puglia romanica : EDIPUGLIA, 2003
- Settis Frugoni C., Per la lettura del mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto, Bollettino dell'Istituto Italiano per il Medioevo e Archivio Muratoriano, LXXXII, Roma: , 1970
- Willemsen C. A., L'enigma di Otranto, L'enigma di Otranto, , Galatina: , 1980
- Frugoni C., Uomini e animali nel Medioevo. Storie fantastiche e feroci, Uomini e animali nel Medioevo. Storie fantastiche e feroci, , Bologna: , 2018
- Gelao C., Vallone G. a cura di, Quando il restauro può cancellare la memoria. Osservazioni sul portale laterale della Cattedrale di Otranto, per le Arti e per la Storia. Omaggio a Tonino Cassiano, , Galatina: Congedo Editore, 2017
Scheda
- LEBIU002096
Tipologia del bene
Tipo: Cattedrale
Funzione:
- Sacra/religiosa/culto
Condizione Giuridica
Detenzione Ente religioso cattolico
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Tipo: Soprintendenze ambito architettura-belle arti-paesaggio
Ente: SABAP-LE (Archite-BA-Pae)
Ruolo: Tutela
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elemento contenuto in - Complesso Topografico
Periodo:
- Basso Medioevo (XI-XV secolo)
- Età moderna (XVI -XVIII secolo)
- Età contemporanea (XIX-XXI secolo)
Motivazione:
- Analisi delle strutture
- Analisi stilistica
- Analisi tipologica
- Contesto
- Documentazione
Cronologia specifica:
Dal: XI Al: XX
Datazione Assoluta:
- 1088- Restaurato
Tipo Fruibilità: Aperto al pubblico
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