JAMES
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JAMES
72015,
BRINDISI,
FASANO,
In scena: quattro attrici di 20, 40, 60 e 80 anni, un attore divorato e un Dio del teatro, con al seguito due spiriti guida. Vestiti di nero, gli attori alla prova di un nuovo spettacolo - "una commedia che parla di immortalità" - si arrovellano continuamente sulle stesse tematiche, entrando in loop tra scene che confondono teatro e vita reale e dialoghi di cui il focus è proprio il loro essere teatranti; vengono continuamente seguiti, guidati, richiamati all'ordine dal Dio del Teatro, in bianco, e da due figuranti/animali - che richiamano gli animali legati alla tragedia greca e ai rituali che ne danno origine, una capra e un bue - che un po' come spiriti guida, un po' come pets domestici, commentano le misere interazioni.
Alle soglie dei 40, senza un figlio, una famiglia, un hobby, un qualunque obiettivo fuori dalla mia compagnia, mi sono sentita un fallimento di essere umano.
Ho iniziato a guardare con durezza alla mia vita degli ultimi venti anni, mi sono vista sfilare davanti tutte le occasioni mancate, tutti i fallimenti.
E mi sono interrogata sul concetto di eredità, di immortalità. Alla fine arriva James, che dall'Africa ha il compito di raccogliere e calmare le nostre anime, come un balsamo miracoloso. Tutte le sere. Recita per recita.
James è la vita di quattro attrici e un attore che tentano disperatamente di raggiungere l'immortalità attraverso l'unica cosa che sanno fare: il teatro. È la maledizione di quattro generazioni di donne che si confrontano sulla paura, sull'arte, sull'amore, sulla maternità, sull'eredità, sui geni.
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