Località Santa Caterina - Relitto (età tardorepubblicana)

A circa 300 m dalla costa, presso Punta dell'Aspide, di fronte alla pineta nord di Santa Caterina di Nardò (LE), è stato identificato un relitto di età tardo repubblicana. Il giacimento di circa m 20 x 5 era costituito da anfore vinarie di varie dimensioni (il numero originario si aggira attorno al migliaio) di tipo grecoitalico evoluto, di due diverse dimensioni. Alcune di esse conservano il tappo fittile, sigillato con pozzolana. La capacità del tipo più grande è di l 36. Sono state recuperate circa 150 anfore [informazione di A.Freschi]. Un’anfora oneraria, con concrezioni marine, dell'altezza di m 1, databile al II sec. a.C., recuperata in mare al largo di S.Caterina (Nardò) in data 4/10/87, temporaneamente depositata presso l'Anfiteatro di Lecce, fu trafugata in data 12/2/1988 (Arch.Sopr.Arch.Taranto - Deposito: busta LECCE 1988). In data 8/4/92 è avvenuto il sequestro di 6 anfore pertinenti questo relitto, ad opera del Commissariato - Polizia di stato di Gallipoli, affidate al locale Museo Civico (Arch.Sopr.Arch.Taranto - Corrente : busta NARDO): il materiale consta di 6 anfore frammentarie, 2 colli, 1 puntale ed 1 ansa frammentaria coperte da grosse concrezioni. Un'esemplare figura in una collezione privata di Lecce: integro, con orlo lacunoso e puntale cilindrico; l'argilla sembra crema - rosacea, molto chiara, depurata, con piccoli e medi inclusi scuri (frequenza bassa); frattura netta e liscia al tatto; la superficie è totalmente coperta da incrostazioni; all'interno del collo si trovava il tappo: disco con 6 piccoli umboni perimetrali ed uno centrale, dal diametro di cm 9 [ss.95/41-44]. La ricognizione effettuata nel 2002 ha verificato come, nonostante i saccheggi, gran parte del giacimento sia ancora in posto, in attesa di un nuovo e articolato programma di indagini. Dello scafo si conservano 19 x 12 m. Il saggio effettuato all'estremità ha messo in luce una sezione dello scafo, quella terminale di prua (in base alla forma della chiglia piuttosto affusolata) che al momento dell'impatto con il fondo aveva subito i danni maggiori, come provano i pochi elementi lignei rinvenuti: due frammenti di madieri, frammenti di tavole del fasciame e la chiglia (base cm 15 x 21/23 h; faccia superiore cm 6), molto stellata, spezzatasi in un punto di giunzione per l'innesto della ruota di prua; il torello ha uno spessore di cm 8; lungo il limite est dello scavo, in sezione, si vede parte della fiancata, con doppio fasciame (serrette interne), un madiere erratico, una cinta e un altro elemento a sezione trapezoidale non id.; l'opera viva risulta rivestita di lamina plumbea, come provano anche i numerosi frammenti sparsi; sulla chiglia ed i madieri, che presentano fori di biscia, si sono riscontrate tavole del paiolato, tenute da listelli di contenimento mobili; dall'inclinazione dei madieri si evince che lo scafo si è abbattuto sulla fiancata di dritta, conservata sotto le anfore concrezionate, mentre dell'altra fiancata restano solo il torello e forse il controtorello; all'interno del canale di sentina era presente ghiaia in gran quantità (probabile zavorra contenuta in sacchi di iuta). Non sappiamo se siano da identificare con il vasellame di bordo gli esemplari di ceramica a vernice nera (patere Lamb.36-Morel 1312b: una completa, almeno altre 10 frammentarie - un esemplare reca all'esterno del fondo un graffito: gamma alfa; un frammento di coppetta Morel 2612a) databili al II sec. a.C.(decenni centrali), di ceramica comune (casseruole annerite dall'uso, olle, un vaso a listello a pasta grigiastra, con decorazione sull'orlo DA VD., un frammento di olpe a pasta beige, pareti sottili con rivestimento resinoso), di vasi a vernice nera con decorazione a riquadri concentrici dipinti in bianco, attribuibili alla ceramica greca delle Pendici Occidentali (più o meno contemporanea alla ceramica di Gnathia); questi rinvenimenti sembrano indicare la zona poppiera. Le anfore del relitto mostrano evidenti affinità morfologiche, soprattutto nella parte superiore, con il tipo Apani 1, per il quale, come per gli altri prodotti della fornace Aniniana, si rimanda alla prima metà del II sec. a.C. [Palazzo-Silvestrini 2001, tav.XVII]. I materiali sono conservati in parte in una collezione privata, in parte nel museo civico, in parte ancora in situ.

Bibliografia:
  • Auriemma R., Salentum a salo. Forma Maris Antiqui. Volume secondo, , II, : Congedo Editore, 2004
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Scheda

Codice Carta Beni Culturali Regione Puglia
  • LEBIS001741

Tipologia del bene

Tipo: Relitto

Funzione: 

  • Produttiva/lavorazione/artigianale
  • Navigazione

Condizione Giuridica

Proprietà Stato

Ente competente
  • Tipo: Università statale

    Ente: Università del Salento

    Ruolo: Ricerca

  • Tipo: Soprintendenze ambito archeologico

    Ente: Sop. Archeologia Puglia

    Ruolo: Tutela

Periodo:

  • Tarda età repubblicana (I sec. a.C.)

Motivazione: 

  • Analisi dei materiali
  • Analisi della stratigrafia
  • Analisi delle strutture
  • Bibliografia
  • Contesto
  • Materiali
  • Prospezioni

Stato di conservazione
  • Conservato parzialmente

Criterio di perimetrazione: Scavo archeologico subacqueo ad opera della Coop. Aquarius nel 1984