(TA) Festa Patronale San Biagio-Avetrana

Ai sensi dell'articolo 2 della Convenzione UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale del 2003, l'elemento culturale si inserisce nel settore "consuetudini sociali, eventi rituali e festivi". La Festa Patronale di San Biagio, istituita nel 1836 si celebra nei giorni 28 e 29 Aprile ad Avetrana in provincia di Taranto. La Festa è molto sentita, lo si vede dalla partecipazione attiva dei cittadini durante gli eventi della novena in Chiesa, lo si vede dalla partecipazione alla processione del Santo Patrono e alla Santa Messa. Fanno parte della cultura di questa festa, le bande da giro pugliesi, le luminarie salentine, i fuochi pirotecnici, le bancarelle, i cupitari e i paninari. Con l’avvento delle luminarie a ritmo di musica, Avetrana in quei giorni è invasa da cittadini del circondario e da numerosi turisti soprattutto stranieri (nell'ultima edizione si è registrata la presenza di diversi turisti australiani, inglesi, spagnoli, tedeschi e neozelandesi) e con l’occasione si dirigono verso la Chiesa Matrice dove c’è la reliquia di San Biagio per venerarlo. Oltre la partecipazione alla vista delle luminarie, la gente ascolta interessata l'esecuzione in Cassa armonica, da parte dei complessi bandistici, i brani della tradizione lirico-sinfonica. Da circa 15 anni, oltre ai canonici giorni di festa del 28 e 29 Aprile, il Comitato ha istituito la serata del 30 Aprile, dedicata ad eventi musicali di vario genere che spaziano dalla musica leggera, alla musica folk, alla pizzica salentina ed al rock. Nel corso di questa serata, non mancano gli appuntamenti con argomenti di carattere sociale.

Notizie Storiche

Non si conoscono i motivi che indussero gli abitanti dell’antico borgo denominato Vetrana alla scelta del Patronato di San Biagio né l’anno in cui ciò avvenne. Si può tuttavia ipotizzare che la devozione nei confronti del Vescovo di Sebaste sia da ricollegarsi alla presenza bizantina in Terra d’Otranto e all’intensa opera dei monaci Basiliani che qui la introdussero. Reperti numismatici e una sepoltura di epoca bizantina rinvenuti nei dintorni della chiesa S.Maria del Casale sembrano suffragare tale ipotesi. Ad ogni modo la traccia più antica relativa a tale culto è costituita dalla presenza di un piccolo edificio sacro (costruito probabilmente nel XVI secolo e oggi rudere) dedicato al vescovo armeno, poco fuori l’abitato, lungo l’antica strada che conduceva ad Oria. In questa cappella ogni anno il 3 Febbraio vi si celebrava una messa solenne in onore del Santo con grande partecipazione popolare. Le uniche notizie su questo luogo di culto provengono dai verbali delle visite episcopali. Mons. Camillo Borghese nel 1595 la trovò in condizioni di estremo degrado, senza altare, e senza l’immagine del Santo. Ragion per cui dispose che le reliquie venerate fossero trasferite nell’attigua chiesa di Santa Maria del Casale. Mons. Fornari nel 1603 trovò l’altare della cappella ancora in pessime condizioni e proibì la celebrazione della messa fino a quando non fosse stato degnamente ornato. Ignorata poi da mons. Ridolfi nel 1629, ricompare con mons. Parisi (1638) nell’elenco delle cappelle extramoenia. Nella visita del 1647, dello stesso Vescovo, venne confermato l’obbligo di celebrare nella cappella una messa nel giorno della ricorrenza del Santo. Nel 1688 mons. Carlo Cuzzolino così annota: “ Di detta cappella ha cura Antonio Rinaldi il quale la apre e la chiude. Essa è priva del necessario per la celebrazione liturgica.” Infine nel 1706 mons. Francia nella sua relazione annota che della cappella aveva cura il sacrestano della attigua chiesa di S. Maria il quale provvedeva a chiuderla al tramonto del sole. Si celebrava la messa a devozione dei fedeli nel giorno della ricorrenza onomastica del Santo ma tutto l’occorrente per la liturgia era preso dalla vicina chiesa. Già nel XVI secolo vi è la testimonianza di una cappelletta dedicata al Santo che testimonia l’esistenza di una remota devozione religiosa verso il martire di Sebaste anteriormente a quella data. Ci si accorge che paradossalmente sono pochi i bambini tenuti a battesimo col nome Biagio, decisamente più numerosi appaiono invece quelli col nome Antonio. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che la storia religiosa di Avetrana è contrassegnata per un lungo lasso di tempo da un doppio patronato: nel 1747 nella relazione dell’arc. Briganti è S. Antonio ad essere definito “..protettore della Terra della Vetrana” ; inoltre dai verbali delle visite dei prelati oritani figura come patrono ora S. Antonio di Padova ora S. Biagio riconoscendo il primo come protettore maggiore e l’altro protettore minore (1774 mons. Celaja) ; o ancora i due santi risultano addirittura compatroni. Anche S. Antonio infatti godeva in Avetrana di una profonda devozione religiosa essendo stata fondata nel XVI sec. una confraternita intitolata al santo di Padova. Fin qui dunque la genesi e l’evoluzione del culto di San Biagio. Resta però ancora da stabilire, e possiamo farlo solo approssimativamente tanto esigua è la documentazione storica a disposizione, quando la devozione è diventata vero e proprio patronato. Per fare ciò sono da considerare due date il 1747 e il 1766. Il patronato di San Biagio infatti prende probabilmente corpo in questo spazio di tempo. La prima data è quella dell’anno in cui l’arciprete F.V. Briganti relaziona alla curia diocesana sullo stato di avanzamento dei lavori per la costruzione della nuova chiesa parrocchiale: scopriamo così che solo una parte dell’edificio sacro era stata completata ovvero quella corrispondente all’attuale navata del Ss.mo. Tra gli altari menzionati dall’arciprete non compare però, dopo quello intitolato a Sant’Antonio, nessun altare dedicato a S. Biagio ma all’Immacolata Concezione. Quasi vent’anni dopo, e in concomitanza con la scomparsa sul finire del XVIII secolo della confraternita di S. Antonio di Padova, il culto di S. Biagio prese il sopravvento, cosi che nel 1766 il vescovo pro-tempore De Los Reyes registra per la prima volta nella nuova chiesa parrocchiale la presenza di un altare lungo la navata del SS.mo Sacramento dedicato a San Biagio corredato da un’immagine dipinta in tela, sul cui dossale compare anche una breve iscrizione latina: “Protector tuus ego sum” [sono il tuo protettore] a testimonianza dell’avvenuto sopravvento del culto di S. Biagio su quello di S. Antonio, motivo per cui la cappella venne progressivamente abbandonata e chiusa al culto. Abbandonata quindi l’antica cappella la devozione al Santo di Sebaste si era trasferita nella nuova chiesa. Tale novità è confermata dai verbali della visita episcopale di mons. Kalefati (1784) che annota la presenza di un altare dedicato a S.Biagio, “...protettore principale colla sua immagine in tela con tale rito ab immemorabili adorato dal popolo e solennizzato dal capitolo come quello che era il protettore dell’antico borgo nominato Santa Maria...”. Nel XIX secolo venne introdotta la solenne processione in onore del Santo che aveva luogo sia nella Festa Patronale che in quella del 3 Febbraio. Un tempo essa si snodava per le vie del paese e partendo dalla chiesa parrocchiale raggiungeva l’antica cappella del Santo dove il capitolo celebrava la solenne liturgia. Il 28 e 29 Aprile invece la Festa viene celebrata in modo solenne con la processione della vigilia e con due giorni di luminarie per le strade principali, le bande e i fuochi pirotecnici. Nel corso del XVIII secolo [Catasto Onciario, 1751] la realizzazione della Festa Patronale era legata, non ad un obolo volontario come accade oggi, ma ad una vera e propria tassazione (50 ducati annui) cui erano sottoposti tutti i cittadini e che incideva nella misura del quasi 4% sulle entrate dell’Università (il Comune). Successivamente, dalla seconda metà del XIX secolo la Festa andò gradualmente organizzandosi sotto la direzione di un Comitato Festa Patronale coadiuvato dal sempre presente contributo economico del Comune. Strettamente connessa al culto per il Vescovo di Sebaste fu l’istituzione di una fiera in suo onore in occasione dei festeggiamenti patronali. Non si è riusciti a stabilire con esattezza l’epoca della sua istituzione né ci aiutano in merito i documenti a disposizione provenienti dall’archivio comunale. Nell’Archivio Storico del Comune è conservata copia del regio Decreto1 di Ferdinando I, del 15 agosto 1819 n.2015 autorizzava il Comune di Avetrana a "ripristinare la fiera che celebravasi ne ' giorni sette ed otto settembre di ciascun anno... " . L’atto non specifica in onore di quale Santo essa si celebrasse ma si può ipotizzare che potesse trattarsi di una fiera dedicata a S. Antonio. Successivamente con Decreto Reale del 22 Agosto 1863 n.1423 il Comune viene autorizzato a stabilire una fiera annuale di animali nei giorni 4 e 5 Maggio ed è a questo punto che dobbiamo immaginare la fiera dedicata a S. Biagio e non più a S. Antonio. Tale fiera è confermata anche dallo storico salentino Giacomo Arditi il quale così scrive: “Avetrana tiene una fiera di bestiami ed altro il 4 e 5 maggio di ogni anno...”. Con successiva deliberazione consiliare del 12/05/1879 la fiera viene ancora spostata: nei giorni 22 e 23 Aprile. Infine con un altro atto del 15 Marzo 1913 il consiglio fissa definitivamente la data della fiera nei giorni 28/29 Aprile. La fiera veniva celebrata fino agli anni ’30 del ‘900 in Largo Pastani (da intendersi con l’area oggi compresa tra le Piazze Bengasi, Trieste e Salvo d’Acquisto) poi nella zona detta “Palummaru”, quindi in piazza del Popolo (oggi piazza V.Veneto).
Bibliografia:
  • - Articoli editoriali sulla Festa di San Biagio di Avetrana;
  • - Benedizione Apostolica della S. Sede alla Festa Patronale, 2019;
  • - Deliberazione del Consiglio Comunale,1913;
  • - Deliberazione del Consiglio Comunale,1920;
  • - Deliberazione del Podestà circa contributo Festa di San Biagio,1936;
  • - Concessione della Curia Vescovile,1977;
  • - Foglietti informativi Festa Patronale,1963, 1986, 1991.
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Scheda

  • Codice Modulo MEPI00000035
  • Istituzione referente Regione Puglia - Legge regionale 17/2013

  • Periodo temporale Dal 2025/04/16 al 2025/07/15
  • Partecipazione e consenso della comunità Istanza di candidatura per l'iscrizione nell'inventario regionale del Patrimonio Culturale Immateriale della Puglia, presentata dal Legale Rappresentante dell'Ente Ecclesiastico Parrocchia "San Giovanni Battista" di Avetrana (TA), diocesi di Oria.
  • Consenso della comunità all'aggiornamento dell'inventario Si

  • Comunità, gruppo/i individui interessati La Festa è molto sentita dalla popolazione locale devota al Santo Patrono e che cerca di venerarlo ed onorarlo nel miglior modo possibile. In primis il gruppo del Comitato San Biagio e tutti i cittadini devoti e non. Si è registrata la presenza di molti turisti anche stranieri. La festa liturgica e civile, sin da tempo immemore, si rifà alle tradizioni culturali salentine. Ed è proprio per questo che l'evento si caratterizza nell'evidenziare dette tradizioni, apportando innovazioni. In effetti, i devoti ed i turisti, apprezzano tantissimo il fondamento delle tradizioni culturali della Festa. Il valore sociale e culturale sta nel fatto che la Festa di San Biagio è identitaria del popolo avetranese, tant'è che qualunque cittadino sparso in Italia e nel mondo, fà di tutto per tornare al paese durante la Festa. Il compito che si è posto il Comitato è quello di perpetuare queste tradizioni che sono un valore aggiunto alle radici culturali della comunità. - Amministrazione comunale; - Comitato Festa Patronali San Biagio - Avetrana.
  • Localizzazione Avetrana 74020 TA
  • Modalità di trasmissione - Archiviazione documenti storici e spartiti musicali; - Archiviazione e riproduzione di documenti sonori e audiovisivi; - Ricorrenza annuale di manifestazioni civili e religiose.

  • Misure di salvaguardia Ogni anno, precisamente dal 2014, il Comitato San Biagio promuove nel periodo natalizio, il calendario di San Biagio che viene recapitato nelle case di tutti i cittadini. Tale iniziativa è diventata un appuntamento tradizionale. In piazza Parlatano, qualche anno fa, un artista materano ha eseguito un murales raffigurante San Biagio. Con l’Istituto Comprensivo “M. Morleo” di Avetrana, è partita un’iniziativa dal 2024 intitolata “Note e Luci per San Biagio”, dove i ragazzi della Scuola Secondaria di Primo Grado, classi terze, si esibiscono in un concerto musicale su Cassa armonica. Sempre per sensibilizzare i ragazzi, negli anni precedenti, si sono svolte delle conferenze con gli alunni dell’Istituto Comprensivo “M. Morleo”, dove alcuni storici hanno spiegato ai ragazzi, la storia di San Biagio e la Festa Patronale ad Avetrana. Nel 2019 è stato chiesto ai ragazzi di Scuola secondaria di primo grado, tramite i docenti di artistica, di disegnare la figura di San Biagio all’interno della Festa Patronale. I membri del Comitato hanno premiato il disegno più bello. Il Comune di Avetrana ha istituito il gemellaggio con il Comune di Maratea nel 2010, susseguito dall’invito da parte del Comitato San Biagio di Avetrana ai componenti del Comitato di Maratea. Inoltre il Comune ha invitato negli anni, tutti i comuni “San Biagini” del circondario. Stessa cosa è stata fatta dal Comitato San Biagio di Avetrana con i Comitati dei Paesi “San Biagini”. E’ stata inoltre composta una marcia in onore della Festa Patronale di San Biagio dall’Orchestra Città di Rutigliano. Il Dott. Saracino ha composto anche una Poesia in onore del Santo Patrono e dei cittadini di Avetrana
  • Aspetti di rischio per la salvaguardia - Rischio che i membri del Comitato, se non supportati dalle autorità religiose e civili, se non supportati dalla cittadinanza, possano perdere interesse nel programmare l’evento; - rischio di non ricevere adeguati contributi dagli enti territoriali, dalle imprese e dai cittadini con il pericolo che la festa patronale non ricopra l’importanza che merita.