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Il sito di Monte di Canne sorge, lungo il corso dell'Ofanto, su una collina che fronteggia l'altopiano delle Murge. Esso è legato alla battaglia del 216 a.C. in cui Annibale sconfisse i Romani, anche se il luogo preciso in cui essa si svolse non è stato individuato con esattezza. Con ogni probabilità tra VI e IV secolo a.C. sulla collina sorgeva l'acropoli dell'abitato daunio che in questo periodo si sarebbe sviluppato su una superficie di circa 45 ettari come è testimoniato dalle evidenze archeologiche individuate nelle limitrofe località Fontanelle, Antenisi e San Mercurio. È stato ipotizzato che il vasto insediamento indigeno sia stato distrutto in seguito agli eventi bellici del 216 a.C. In età romana repubblicana, Canne era un “vicus”, secondo Livio, o una “polis”, secondo Polibio, mentre all'età imperiale risalgono con ogni probabilità la struttura urbana della rocca e il suo assetto viario. Sebbene la documentazione archeologica sia stata fortemente compromessa da scavi ascientifici condotti in passato, è possibile individuare tracce della fase tardoantica lungo il margine nord-occidentale della collina, alla fine della strada principale. Qui è stato individuato un edificio di culto a tre navate con abside, ricavato nel banco roccioso e addossato direttamente alla cinta muraria. Numerosi elementi di arredo architettonico ed un sarcofago con croce clipeata rinvenuti presso quest'ultimo edificio sono databili intorno alla metà del VI sec. d.C., così come gli esemplari di mattoni recanti il bollo del vescovo di Canosa, Sabino (514-566?), forse committente della fabbrica. Verosimilmente nel corso del IX secolo l'impianto del vicus tardoantico conobbe una riorganizzazione insediativa in castrum, di cui si conservano l'ingresso e una torre angolare. Esso è caratterizzato dal passaggio di un asse stradale orientato in senso est-ovest, forse coincidente con l'antico decumano romano, e da vie secondarie ortogonali su cui si affacciano abitazioni costruite con materiale di reimpiego. Lungo il pendio meridionale sono stati indagati numerosi vani abitativi che fiancheggiano una strada mediana e che sembrano delimitati da un'altra cerchia di mura con una porta. Della cinta muraria, di cui è oggi visibile un tratto lungo 1 km, si conserva, nella porzione orientale, un'unica porta, caratterizzata da un solo fornice, a cui sono state aggiunte in un momento successivo due torri laterali. Presso il lato meridionale del castrum sono stati individuati un grande ambiente rettangolare voltato a botte, resti di un pavimento musivo ed una grande cisterna. Ad est dell'edificio basilicale più antico si erge la cosiddetta basilica minore, in realtà una cappella monoabsidata con pavimento musivo oggi in gran parte perduto, circondata da una vasta zona cimiteriale. Dalle tombe di quest'area provengono due tesoretti con monete databili tra l'896 e il 976. Nelle immediate vicinanze è stata individuata la cosiddetta “basilica maggiore”, consistente in un edificio basilicale a pianta rettangolare ripartito in navate scandite da colonne e dotato di pavimento musivo, oggi in gran parte scomparso. Un'altra piccola area cimiteriale si dispone lungo il versante settentrionale del muro di cinta della cittadella. Nel periodo medievale le fortune dell'abitato di Canne sono strettamente connesse con le due distruzioni subìte da Canosa: la prima, nel 586 d.C., per opera dei Longobardi e la seconda, nell'872, per mano dei Saraceni, a seguito della quale Canne divenne sede episcopale. La massima fioritura di Canne si ebbe in età bizantina e la sua importanza crebbe fino al 1083, quando il normanno Roberto il Guiscardo la devastò. Nonostante la distruzione e la fuga di gran parte degli abitanti, negli anni successivi Canne conobbe una ripresa insediativa. Ancora sotto Ruggero II il Normanno, intorno alla metà del XII secolo, Canne è descritta dal geografo Edrisi come “città piccola ma popolata, con commerci sviluppati, ricchezze e abitanti agiati”. La vitalità della città si andava però inesorabilmente riducendo, fino al 1294 quando Carlo II d'Angiò decretò l'accorpamento del territorio di Canne a quello di Barletta. L'impianto della cittadella attualmente visibile, articolato in due isolati di abitazioni e magazzini separati da un asse viario principale, è ascrivibile alla seconda metà del XIII secolo d.C. All'estremità orientale della collina sorge il castello, costituito da un torrione quadrangolare realizzato verosimilmente in età normanna, al quale sono stati addossati tra XII e XIII secolo due torri angolari ed una poderosa cinta muraria.
- Volpe G., Favia P., Giuliani R., Gli edifici di culto fra tarda antichità e alto medioevo nella Puglia centrosettentrionale: recenti acquisizioni, Hortus Artium Medievalium, 9, Zagreb: , 2003, 55-94
- AA. VV., Ceraudo G. a cura di, Archeologia delle Regioni d'Italia. Puglia Bologna: , 2014
- Goffredo R., Aufidus. Storia, archeologia e paesaggi della valle dell'Ofanto, Aufidus. Storia, archeologia e paesaggi della valle dell'Ofanto, , Bari: EDIPUGLIA, 2011
Scheda
- BTBIP000011
Condizione Giuridica
Proprietà Stato
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Tipo: Soprintendenze ambito archeologico
Ente: Sop. Archeologia Puglia
Ruolo: Tutela e valorizzazione
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Tipo: Ente MiBAC
Ente: Polo Museale della Puglia
Ruolo: Valorizzazione
Periodo:
- Età preromana (generico)
- Basso Medioevo (XI-XV secolo)
- Alto Medioevo (VII-X secolo)
- Età tardoantica (IV -VI sec. d.C.)
- Età romano imperiale (I-III sec. d.C.)
- Età romano repubblicana (fine VI-I sec. a.C.)
Cronologia specifica:
Motivazione:
- Bibliografia
Dimensioni in Mq: 40000.00
Criterio di perimetrazione: Evidenze da ortofoto
Tipo Fruibilità: Parco archeologico