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Giovanni Battista Valentini, ben più noto come il Cantalicio, dal toponimo della città natale nel reatino, definì la piazzaforte medievale rubastina quale 'Fortissima castra Rubis' nell'opera storico-periegetica 'De bis recepta parthenope Gonsalviae': nel trattato si annoverano diverse città fortificate del nordbarese nonché il chronicon della disfida di Barletta. L'originaria compagine urbanistica d'imprinting bassomedievale è individuabile ancora oggi, nonostante la distruzione della cinta muraria, avvenuta nel corso del XIX secolo. Definita da possenti mura, il cui tracciato delimita attualmente i confini del centro antico, Ruvo era dotata di quattro porte urbiche e di sette torri. La più datata, trattandosi di una costruzione normanna, nel contempo la più alta, era ed è tuttora costituita dalla torre, poi divenuta campanaria, posta accanto alla Cattedrale di Santa Maria, a ridosso della parete absidale. Il principale compito di vedetta e difesa era affidato al castello normanno, costruito a nord della civitas a ridosso delle mura. I fornici urbici e la cinta muraria, eccezion fatta per il breve tratto a sud-est, furono abbattuti nel 1820, in concomitanza con l'urbanizzazione extra moenia. Ripercorrendo la storia civica è possibile affermare che il consolidato sistema difensivo ha spesso consentito alla cittadina di resistere a lungo agli assedi ma, nello stesso tempo, di essere individuata dalle potenze dominanti come appetibile roccaforte: a tal proposito si ricordi il ruolo nodale e decisivo svolto dalla città nella celebre battaglia di Ruvo. Il conflitto locale s'inserisce nel contesto di respiro internazionale della Seconda guerra d'Italia, che vide contrapporsi gli Angioini, capeggiati da Luigi XII di Francia, e gli Aragonesi, rappresentati da Ferdinando II d'Aragona, per la spartizione del territorio del Regno di Napoli. La collocazione geografica particolarmente strategica della città rese necessaria la costruzione di una cinta difensiva sin dalla tarda antichità: intorno al VI secolo d.C. venne realizzato il circuito murario più datato dopo gli attacchi dei Goti. Nel IX secolo, in concomitanza col fiorire degli emirati di Bari e Taranto e la conseguente penetrazione dei musulmani, anche Ruvo subì le scorribande saracene. Le mura originarie furono distrutte nel 1350, a causa dell'assalto di Ruggiero Sanseverino. Dopo questo episodio, in piena dominazione angioina, le mura furono ricostruite e dotate di una nuova torre, la cosiddetta Torre del Pilota, dall'inconfondibile iconografia gotico-napoletana 'a maschio'. Quattro porte urbiche collegavano Ruvo al territorio circostante, in particolar modo a Bitonto e a Molfetta: Porta Noè, Porta del Buccettolo, Porta del Castello, Porta Nuova. Porta Noé, detta anche Noha o Noja, quest'ultimo toponimo derivante da Noicattaro, era situata nei pressi della sede dell'Universitas ruvese e collegava la città a Bitonto e, più a sud, anche a Bari. Nell'immediato intra moenia, a riprova dell'importanza di questo fornice urbico, insistevano il palazzo del Decurionato e le carceri. Porta del Buccettolo, il cui toponimo deriva dal latino Bucetum, ad indicare un'aia semper vires predisposta al pascolo per i buoi, conduceva direttamente nelle aree interne alla cerchia difensiva adibite a pascolo: un locus rusticus dentro le mura di grande utilità per gli abitanti, specie nei difficili momenti in cui la città era posta sotto assedio. La disamina della toponomastica contemporanea consente di tracciare l'aia medievale del buccetolo, individuabile tra Via N. Boccuzzi (ex via Vuccolo), Via Schiavi, Via Madonna e Via San Carlo (ex Via della Strignatora). Il cordolo murario elevato su un profondo fossato si originava da Porta Noé: il fornice era fiancheggiato dai torrioni angolari 'gemelli' di via Fornello e via Rosario, entrambi ricostruiti nel XVI secolo durante il dominio aragonese. L'andamento murario medievale costeggiava i contemporanei corsi ottocenteschi, situati nell'immediato suburbio, ossia Corso Cavour, Corso Carafa, Corso Gramsci e Corso Jatta. Lo sviluppo urbanistico dei rioni entro le mura segue un andamento a duplice spina di pesce. La prima è costituita dall'asse viario che collega Porta Noè a Porta Castello, le attuali via Veneto e de Gasperi: questa principale arteria è attraversata perpendicolarmente da molteplici vie e vicoli che si vi affacciano. La seconda spina è costituita da via Cattedrale: quest'arteria si apre a partire da Porta Nuova, innestandosi in direzione sud-est, nell'altro asse viario principale, attualmente costituito da via Veneto.
Definizione Ambito Culturale:
- Dato non disponibile
- Riccardi A., Ruvo di Puglia (Bari), Taras, XXI, 1, : , 2001
Scheda
- BABIS001766
Tipologia del bene
Tipo: Città
Funzione:
- Sacra/religiosa/culto
- Frequentazione
- Produttiva/lavorazione/artigianale
- Difensiva/militare
- Viaria/confine
- Abitativa/residenziale
- Costruttiva
- Pubblica
Condizione Giuridica
Proprietà mista
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Tipo: Soprintendenze ambito architettura-belle arti-paesaggio
Ente: Sop. Belle Arti BA-BAT-FG
Ruolo: Tutela e valorizzazione
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Tipo: Soprintendenze ambito archeologico
Ente: Sop. Archeologia Puglia
Ruolo: Tutela e valorizzazione
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Tipo: Ente MiBAC
Ente: Segr. Reg. BBCC Puglia
Ruolo: Tutela e valorizzazione
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elemento contenuto in - Sito Pluristratificato
Periodo:
- Basso Medioevo (XI-XV secolo)
Motivazione:
- Analisi delle strutture
- Analisi stilistica
- Analisi tipologica
- Bibliografia
Cronologia specifica:
Dal: XI secolo d.C. Al: XV secolo d.C.
- Distrutto
- Restaurato
- Ricostruito
Criterio di perimetrazione: Ingombro
Tipo Fruibilità: Attrezzato per la fruizione