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La chiesa rupestre di Santa Cristina a Carpignano Salentino è una delle strutture di questo tipo più antiche del Salento, edificata nel IX-XI secolo d.C. La cappella venne dedicata a Santa Maria delle Grazie, secondo la tradizione in seguito al rinvenimento di un’immagine della Vergine. È conosciuta anche come cripta di Santa Cristiana e Marina a causa di una erronea interpretazione di un affresco, che qui porterà anche i rituali di guarigione della Santa protettrice dalle malattie renali ed epatiche. Nella sezione che venne dedicata a Santa Marina, sulla sinistra, troviamo un muretto-pilastro che forma un angolo appartato dove i devoti, secondo la tradizione, andavano ad orinare per prevenire e curare l’itterizia a cui era legata come guaritrice la Santa. La cripta, probabilmente urbana fin dalla sua fondazione, scavata nel banco tufaceo, presenta una forma irregolare a cui si accede tramite due ampie scalinate, costruite nel XVIII secolo. La struttura presenta un ambiente quadrangolare diviso in due navate desinenti in altrettante absidi. Può essere suddiviso trasversalmente in tre sezioni: il nartece, dove sostavano i catecumeni che non avevano ancora ricevuto il sacramento del battesimo, luogo destinato anche alle sepolture; il naos, luogo destinato ai fedeli battezzati che volevano assistere alla celebrazione; il bema, luogo adibito ai soli officianti, separato dal naos dall'iconostasi, solitamente costituita da tende o un divisore in legno o in muratura. Nel nartece sono state rinvenute alcune sepolture che avvalorano la teoria che le cripte fossero luoghi privati ad uso funerario. La volta è sostenuta da quattro pilastri, dei quali uno, più massiccio e tagliato in maniera più rozza, è sicuramente originale, mentre gli altri tre inseriti in seguito. Di particolare importanza sono gli affreschi che decorano le pareti interne della chiesa, importanti esempi della pittura bizantina in Puglia, corredati di iscrizioni dedicatorie che riportano le date di esecuzione, i nomi dei committenti e i nomi degli artisti che realizzarono i dipinti. Una prima fase di decorazione è legata al lavoro di Teofilatto, un pittore di origini ignote. Sulla parete E, all'interno di una delle due absidi, troviamo un Cristo Pantocratore in trono, vestito di oro e porpora, benedicente con la mano destra, mentre con la sinistra regge un vangelo. A sinistra è rappresentata la Vergine Annunziata in trono, che stringe nella mano un fuso, mentre a destra l’Arcangelo Gabriele, rappresentato lievemente rivolto verso Maria, con le gambe leggermente flesse. L’iscrizione dedicatoria in greco, posta nell'abside accanto al trono di Cristo, dice che l’affresco è stato commissionato dal presbitero Leone e dalla moglie Crisolea ed è stato eseguito da Teofilatto nell'anno 959 d.C. Al di sotto di questi affreschi sembra presente una pellicola pittorica ancora anteriore. Tra le due absidi è visibile un’immagine di Sant'Anna con la piccola Maria in braccio, cui segue una piccola nicchia semicircolare con affrescata una tovaglia liturgica: si tratta della nicchia della protesi dove, secondo il rito bizantino, il diacono preparava il pane liturgico. La seconda fase è legata al nome di Eustazio, che, sempre nella parete E, nella seconda abside, rappresenta un Cristo in trono con la destra in posizione benedicente e l'Evangelario nella sinistra; alla sua destra troviamo un’immagine mutila della testa, identificabile con l’arcangelo Michele avvolto in una stola lavorata con perline e pietre preziose. Regge in una mano uno scettro e nell'altra il globo crocigero. A sinistra una Vergine con Bambino, rappresentata come Theotokos, madre di Dio, secondo quanto stabilito nel Concilio di Efeso del 431 d.C. L’iscrizione dedicatoria attesta che il trittico è stato eseguito dal pittore Eustazio nel mese di maggio del 1020 d.C. su committenza di Aprile. Il terzo nome è quello dell’artista Costantino che realizza, sulla parete N, intorno al 1050-1055, secondo l’iscrizione su commissione di un presbitero Pankitzes (?), un’immagine di Santa Cristina con a fianco Sant'Elena, madre dell’imperatore Costantino, e un secondo gruppo con al centro due figure di Sante non identificabili, a destra Santa Barbara o Sant'Agata, a sinistra San Paolo. Sul pilastro tufeaceo si rivelano più pellicole pittoriche. Lo strato superiore, datato alla prima metà del XI secolo, presenta San Teodoro Tirone, San Nicola e Santa Cristina. Lacune nell'affresco mostrano le fasi precedenti, tra cui è identificabile un’iscrizione. Nel nartece è collocato un altare barocco che incastona in un ovale un’immagine della Madonna Odegitria. Sempre nel nartece troviamo anche una tomba ad arcosolio sulla cui parete di fondo, ai lati di un’immagine di Santa Cristina, si estende un epitaffio funebre (1055-1075) in cui un padre prega San Nicola, Santa Cristina e la Vergine Madre affinché il figlio, morto non ancora battezzato, possa raggiungere il Paradiso. Nell'intradosso sono infatti raffigurati la Vergine e San Nicola. Altri affreschi decorano la cripta, per lo più accompagnati da iscrizione dedicatoria: sulla parete N, vicino al gruppo di Eustazio e probabilmente ad esso coevi, sono visibili San Giovanni Evangelista, la Vergine Theotokos, San Vincenzo Diacono e San Nicola. Di fronte all'ingresso principale, una accanto all'altra, due immagini di Santa Cristina. Vicino al gruppo di Costantino si distingue un cavallo e in basso un dragone, pertinenti ad una scena raffigurante San Teodoro Tirone a cavallo, nell'atto di trafiggere il drago. Sulla parete S troviamo un’immagine di Santa Cristina, probabilmente del XV secolo, velata, con caratteri molto diversi dalle altre immagini di stile bizantino presenti nel resto della cripta. Sulla parete O troviamo un gruppo di tre figure: un Arcangelo, la Vergine, completamente mutila del volto, e un altro Santo non identificato. Sulla parete O del nartece varie figure di epoche diverse: un’immagine di San Biagio, coeva all'arcosolio, San Antonio Abate, probabilmente duecentesco; un’immagine settecentesca di Santa Marina, cui segue un’altra figura bizantina identificata con un Arcangelo.
Definizione Ambito Culturale:
- Dato non disponibile
- Medea A., Gli affreschi delle cripte eremitiche pugliesi, , II, : , 1939
- Gabrieli G., Inventario topografico e bibliografico delle cripte eremitiche basiliane di Puglia, ,1936
- Bertelli Gioia a cura di, Puglia preromanica dal V secolo agli inizi dell'XI : EDIPUGLIA, 2004
- Cazzato M., Lecce e il Salento 1, Atlante del Barocco in Italia, , Roma: De Luca Editori d'Arte, 2015
- Ortese S., Ortese S. a cura di, Pittura tardo gotica nel Salento, Pittura tardo gotica nel Salento, , Galatina: Congedo Editore, 2014
Scheda
- LEBIU000663
Tipologia del bene
Tipo: Cripta
Funzione:
- Sacra/religiosa/culto
- Funeraria
Condizione Giuridica
Proprietà Ente pubblico territoriale
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Tipo: Soprintendenze ambito archeologico
Ente: Sop. Archeologia Puglia
Ruolo: Tutela e valorizzazione
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Tipo: Soprintendenze ambito architettura-belle arti-paesaggio
Ente: Sop. Belle Arti BR-LE
Ruolo: Tutela e valorizzazione
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elemento contenuto in - Sito
Periodo:
- Basso Medioevo (XI-XV secolo)
- Alto Medioevo (VII-X secolo)
- Età moderna (XVI -XVIII secolo)
Motivazione:
- Analisi delle strutture
- Bibliografia
- Restaurato
Criterio di perimetrazione: Si perimetra l'area occupata dalle strutture.
Tipo Fruibilità: Area archeologica
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